Maurizio Mililli Fabio Santeusanio

TRIBUNALE DI PESCARA, Sentenza n. 1577 pubblicata in data 29.10.2019, dott.ssa G. Roscigno;

Con la pronuncia in commento, il Tribunale di Pescara, nella persona della dott.ssa G. Roscigno, ha preso posizione sulla nota questione dell’invalidità delle fideiussioni omnibus conformi allo schema ABI giudicato “anticoncorrenziale” da Banca d’Italia (Autorità garante per la concorrenza in relazione al settore bancario) con il provvedimento n. 55 del 02.05.2005, riconoscendo natura di “prova privilegiata” all’accertamento contenuto nel provvedimento sopra-citato emanato dall’Organo di vigilanza (Conforme: Cfr. Cass. Civ., Sez. I, Sent. n. 16213 del 31.07.2015).

Con riferimento al riparto dell’onere della prova in materia, il Giudice impone al consumatore che intenda giovarsi degli effetti dell’accertamento disposto dall’Autorità garante di produrre in giudizio il relativo provvedimento, “essendo pretermessa al giudice la sua conoscibilità stante la sua natura di atto amministrativo”.

Con riferimento agli effetti derivati sulle fideiussioni “a valle”, il Tribunale pescarese obiter dictum afferma che l’invalidità riguarda unicamente le specifiche clausole del negozio fideiussorio conformi agli artt. 2, 6 e 8 dello schema ABI e non il contratto di garanzia complessivamente inteso.

In particolare, la sentenza in esame ritiene che “l’invalidità, qualora fosse dichiarata, avrebbe in ogni caso natura parziale, investendo solamente le disposizioni del contratto ritenute dalla Banca d’Italia come contrarie alla normativa antitrust. Il provvedimento sanzionatorio presupposto alla pronuncia citata ha infatti accertato l’illiceità solamente di alcune clausole, derogatorie rispetto alla disciplina tipica del codice civile. Per cui, se dalla nullità di singole clausole, ritenute illecite dall’autorità e quindi vietate, si facesse discendere la nullità dell’intero contratto a valle, si ammetterebbe una conseguenza sanzionatoria maggiore di quella del provvedimento a monte”.

La recente sentenza va inserita pertanto all’interno di quell’orientamento giurisprudenziale, sempre più nutrito, che avvalla la tesi della nullità parziale delle clausole specifiche contenute nelle fideiussioni omnibus di c.d. “reviviscenza” della garanzia, di rinuncia del fideiussore ai termini previsti dall’art. 1957 c.c. e di estensione della garanzia anche alle ipotesi d’invalidità del rapporto principale (Cfr. Tribunale di Padova, sentenza 29 gennaio 2019; Corte d’Appello Brescia, Sez. I, Sent., 29.01.2019).

Avv. Maurizio Mililli

Avv. Fabio Santeusanio