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Le possibili ripercussioni della Sentenza della Corte di Giustizia relativa ai Costi Minimi di Esercizio rispetto ai contenziosi attualmente in corso

Le possibili ripercussioni della Sentenza della Corte di Giustizia relativa ai Costi Minimi di Esercizio rispetto ai contenziosi attualmente in corso
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Per comprendere le possibili concrete ripercussioni, sui giudizi in corso, della ormai nota sentenza della  Corte di Giustizia in tema di costi minimi di esercizio, occorre preliminarmente individuare l’oggetto della decisione in essa contenuta.  Sul punto è opprtuno precisare che il Tar Lazio, dovendo decidere sulla legittimità delle tabelle emanate dall’Osservatorio costituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha investito, in via pregiudiziale, la Corte di Giustizia affinché si pronunciasse sulla compatibilità della modalità di determinazione dei costi minimi come poste in essere dal citato Osservatorio rispetto al Diritto Comunitario.

Con la sentenza del 04 settembre 2014 la Corte di Giustizia ha stabilito quanto segue: “L’articolo 101 TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale, quale quella controversa nei procedimenti principali, in forza della quale il prezzo dei servizi di autotrasporto delle merci per conto di terzi non può essere inferiore a costi minimi d’esercizio determinati da un organismo composto principalmente da rappresentanti degli operatori economici interessati.”

In buona sostanza è stato affermato il principio secondo cui a determinare i costi minimi non può essere un organismo composto a maggioranza di membri portatori di un unico interesse di categoria, come era l’Osservatorio. Detta decisione non incide in alcun modo sull’impianto normativo costituito dall’art. 83 bis D.L. 112/2008 poiché  la Corte si è limitata semplicemente a stabilire delle regole da rispettare per la composizione dell’organismo che deve provvedere alla determinazione dei costi minimi, in conformità con il Diritto Comunitario.

Detto ciò, preme sottolineare come il citato provvedimento non possa avere alcuna ripercussione sulle causa in corso nelle quali le richieste di adeguamento ai costi minimi di esercizio siano relative a periodi non ricompresi tra novembre 2011 e giugno 2012, poiché l’Osservatorio, il cui operato è stato dichiarato non conforme alle norme del Trattato, ha operato esclusivamente in questo circoscritto lasso temporale.

In effetti , il Giudice Europeo, nella propria sentenza, ha affermato che l’ordinamento comunitario consente un intervento autorizzativo del legislatore nazionale nella formazione del prezzo del trasporto stradale di merce, allorquando la legittimazione a fissare i parametri di riferimento sia attribuita ad un organismo od ente ad integrale o prevalente controllo pubblico.

Ciò è quanto si è effettivamente realizzato in Italia fino ad ottobre 2011 e da luglio 2012 in poi,  periodi in cui è stato direttamente il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a determinare i criteri per il calcolo dei costi minimi. Solo dal mese di novembre 2011 sino al mese di giugno 2012 i costi minimi furono determinati dall’Osservatorio; da luglio 2012 infatti, come conseguenza del D.L. 95/2012 (noto come spending review) le funzioni e competenze in materia di costi minimi, precedentemente assegnati all’Osservatorio della Consulta Generale dell’Autotrasporto e della Logistica, allora soppressa, sono state nuovamente devolute al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Invero, a voler leggere integralmente la sentenza, si può altresì osservare come la stessa confermi la correttezza e bontà del principio secondo cui la sicurezza stradale è un obiettivo di indubbia preminenza nella gerarchia dei valori comunitari, che si può raggiungere con diversi modi e che comunque può giustificare, a determinate condizioni, la compressione della libertà contrattuale delle parti.

In pratica la sentenza stabilisce l’incompatibilità con il diritto comunitario non delle norma, bensì della modalità di determinazione del costo minimo quando viene effettuato da un organismo composto principalmente da rappresentanti degli operatori economici interessati, con la conseguenza che gli stessi costi minimi devono ritenersi pienamente legittimi allorquando vi è una relativa determinazione da parte del Ministero.

In questa situazione non esistono dubbi sulla attuale validità del sistema normativo introdotto con l’art. 83 bis D.L. 112/2008, e ciò anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia.

Avv. Maurizio Mililli

Avv. Maurizio di Nardo